Tecnici o Filosofi?


E' inevitabile che, prima o poi, chi si è incamminato sul Sentiero debba trovare qualche crisi lungo il suo percorso. E il modo in cui ne uscirà dipende dalla comprensione che saprà dare sul suo significato. Lo scopo di qualsiasi progresso spirituale è la crescita di coscienza, cosa da non confondere con la conoscenza intellettuale; ma un errore che spesso si è portati a commettere (talvolta nonostante siamo avvertiti della sua esistenza) è quello di attribuire agli Insegnamenti ricevuti la fonte di questo progresso, e perciò anche l'origine della crisi. Gli Insegnamenti, in realtà, sono solo un supporto e hanno solo la funzione di dare delle indicazioni. L'avanzamento non può scaturire dagli Insegnamenti in sé, o dalla adesione a organizzazioni che li distribuiscono: esso non può derivare che dallo sforzo personale, dalla direzione che decidiamo di dare alla nostra vita e al nostro comportamento.
Per crescere in coscienza è necessario instaurare dei cambiamenti, e le crisi sono proprio quei momenti che ne richiamano la necessità, e che li favoriscono. La crisi rappresenta perciò un'occasione di avanzamento e crescita, che senza gli Insegnamenti probabilmente non si sarebbe mai presentata, ma non è possibile sostituire l'esperienza con essi. L'esperienza, per definizione, può solo essere personale, e il superamento della crisi dipende perciò da come inseriamo gli Insegnamenti nella nostra vita; lavoro che però possiamo fare esclusivamente noi stessi, e di cui abbiamo la responsabilità individuale. 
Se applichiamo questi concetti a livello collettivo e sociale, troviamo l'interpretazione delle crisi (sociali, economiche, politiche) quali rappresentazioni di un sintomo, di una richiesta (necessità) di cambiamento, che può però realizzarsi solo a condizione che i singoli componenti la società siano disposti e maturi per coglierle. Non sembra per questo adatto a superare queste crisi un governo politico formato da "tecnici". Questi possono essere utili per sopravvivere alla crisi nel momento in cui si presenta, ma non per coglierne le istanze di cambiamento. I tecnici sono degli esperti di qualche cosa che già esiste, e per questo si chiamano così: sono legati al passato. Possono servire in una fase breve e contingente, ma non possono guidare verso qualcosa che ancora non esiste: il nuovo che la crisi reclama. Dopo i tecnici servirebbe piuttosto un governo di filosofi, con una visione diversa del futuro che coinvolga una maggiore coscienza dei componenti quella società. Come le crisi richiedono.
Le condizioni veramente nuove, che siano personali o collettive, fanno appello all'epigenesi, e l'epigenesi è una dote dello Spirito.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Nuovo" Papa Francesco I

L'articolo di Maggio 2013

ore 22.40 Eluana è libera