L'articolo di Maggio 2013


in realtà, ogni cambiamento, piccolo o grande, è una piccola o una grande morte e una piccola o una grande rinascita. Una morte al vecchio e una rinascita al nuovo. La morte è sempre abbinata alla rinascita: non esiste in natura la morte come fine definitiva; tutto procede per cicli, e la fine di oggi nasconde il ciclo futuro.
Purtroppo però, la nostra coscienza centrata unicamente nella dimensione fisico-chimica ci crea l'illusione che la morte sia la fine di tutto, per cui viene dipinta, e vissuta, come il male peggiore e con il massimo terrore. Filosofi, ricercatori e scienziati sono tutti all'opera nel tentativo di far accettare o di vincere questa temuta calamità.
È un atteggiamento che nasce non solo nel campo biologico, ma si riversa in ogni aspetto della vita che richiede un cambiamento. Nel campo politico ad esempio stiamo ultimamente assistendo ad una risposta della classe dirigente del Paese verso le istanze di cambiamento che sempre in misura maggiore salgono dalla gente, di arroccamento nelle posizioni già acquisite, di rifiuto ad accettare e favorire - come dovrebbe essere - tali istanze. Lasciando da parte le considerazioni, pure legittime, legate ad una difesa ad oltranza di interessi decennali, è proprio con l'incapacità di aderire e comprendere dette istanze che giustificano il loro atteggiamento. Pensano che aderire a questo cambiamento significhi la loro "morte".
Evolutivamente, la morte nacque nella coscienza dell'uomo con la cacciata dall'Eden, nel quale non esisteva. Ricordiamo che per scongiurare il ritorno anzitempo all'Eden da parte dell'uomo furono posti a guardia del suo ingresso due Cherubini. Possiamo rappresentarli come il "Cuore sensibile" e la "Mente serena" del nostro motto. Senza queste due qualità non potremo riconquistare il ritorno all'Eden, cioè l'eliminazione dell'idea della morte. Il terzo elemento, il "Corpo sano" è il risultato di questa conquista; ma finché la nostra coscienza sarà rivolta esclusivamente al corpo - alla dimensione fisico-chimica - non avremo né un corpo sano, né potremo tornare nell'Eden, e i due Cherubini sempre ci sbarreranno la strada. Ma se inizieremo a considerare i cambiamenti non solo come una morte, come una rinascita, invertiremo questo processo. In definitiva, è la paura della morte che ci attanaglia nella dimensione nella quale la morte regna. Anziché cercare di vincerla restando sul piano fisico - cosa impossibile - e considerarla una calamità, dobbiamo comprenderne in fondo i limiti e lo scopo. Anche i politici dovrebbero compiere questa "rivoluzione" del pensiero, in modo che la fine, o il cambiamento, che presto o tardi arriverà, non sia anche per loro che un necessario ricambio verso il ciclo futuro, e non si tramuti in una vera calamità.

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