"Clandestini" e "Cristiani"


Dal 30 ottobre quattro immigrati sono asserragliati su una gru a Brescia, protestando perché pur lavorando in Italia da anni sono considerati tuttora “clandestini”, e perciò a rischio di espulsione. La loro azione ottiene comunque lo scopo di attirare l’attenzione e obbligare la coscienza non solo dei cittadini di Brescia – dove si svolge la vicenda – a fare i conti con la loro situazione, e con quella di moltissimi altri che sono nelle medesime condizioni. A prescindere da qualsiasi valutazione di schieramento politico, che dovrebbe essere relegata in secondo piano di fronte alla vicenda umana, il fastidio che in molti questa azione provoca è segno del richiamo a questioni di coscienza fondamentali (non sempre facili da accettare) che esulano dalle contingenze e dal fatto che qualcuno abbia approfittato di loro facendosi pagare cospicui importi per “regolarizzarli”, compiendo uno dei tipi più spregevoli di sciacallaggio: quello contro i più bisognosi.
Per secoli i cristiani dei diversi popoli europei hanno ascoltato le prediche dei vari preti o pastori nelle chiese, inneggianti al valore dell’amore e della carità; e finché si trattava solo di belle teorie condivisibili, si dicevano pronti a metterle in pratica, approvandole e accettandole. Sappiamo però che ci incarniamo su questa Terra proprio perché solo attraverso l’esperienza diretta è possibile comprovare le idee, ponendoci davanti alla reale possibilità di praticarle o di rifiutarle. La difesa del Cristianesimo in alcuni si sta trasformando nella difesa di egoistiche posizioni di vantaggio e di rifiuto a vedere nel prossimo (non nel consanguineo o nel connazionale) quel bisognoso che fino a ieri si dicevano pronti ad aiutare. Si trasforma così il Cristianesimo in una delle tante Religioni di Razza, retrocedendo evolutivamente ad una fase che il Cristo venne ad aiutarci a superare; ma mentre le altre Religioni di Razza lo sono legittimamente, perché questa è la loro funzione e natura, trasformare in detto modo il Cristianesimo significa tradirlo nel suo aspetto più vero e profondo. Viene così smascherato il vero scopo di questi cosiddetti Cristiani: sfruttare anche la religione pur di continuare a tapparsi gli occhi di fronte alla nuova realtà che inevitabilmente si profila nel loro (e nostro) futuro, quella realtà che il Cristianesimo ha come compito abbracciare, perché foriera di portarci verso i nuovi tempi, nei quali si dovrà realizzare il “miscuglio delle differenti nazioni, germe per l’umanità della prossima Epoca”.
Le parole di Max Heindel possono anche in questo caso darci un’utile indicazione:
“In Periodi, Rivoluzioni ed Epoche in cui non esistettero Razze, vi fu molto più tempo disponibile e le occasioni di cristallizzarsi non furono così grandi né così frequenti. Ma le Razze attuali sono nate e muoiono in tempo così relativamente breve, da esservi gran pericolo che chi si attacca troppo alle condizioni del momento, possa essere lasciato indietro. Il Cristo è il Grande Capo Unificatore della prossima Epoca, ed enunciò la legge della rinuncia quando pronunciò le seguenti poco comprese parole: ‘Colui che viene a me e non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi bambini, i suoi fratelli, le sue sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo… Chiunque fra voi non abbandona tutto ciò che possiede, non può essere mio discepolo’. Questo non vuol dire che dobbiamo trascurare o non tenere conto dei legami familiari, ma dobbiamo elevarci al di sopra di essi. Padre e madre sono corpi, tutta la parentela è parte della Razza, che appartiene alla Forma. Le anime debbono riconoscere che non sono corpi né Razze; ma Ego… Se uno si identifica con la sua Razza ha probabilità di affondare con essa” (La Cosmogonia dei Rosacroce).

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