Ritorna la tensione a Gerusalemme

Nel luogo più sacro delle due religioni Ebraica e Islamica: la "Spianata delle Moschee", dove per tradizione sorgeva il Tempio di Salomone, luogo dove ebbero inizio le due ultime intifada, degenerate in combattimenti che causarono poi molti morti e molto dolore, la tensione sembra essere, in questi giorni, ritornata.
In questi casi diventa del tutto inutile, ammesso che sia possibile, attribuirne la causa ad una delle due fazioni che si fronteggiano, rappresentate soprattutto dai religiosi radicali Ebraici e dagli estremisti Islamici; se un responsabile vogliamo trovare possiamo individuarlo solo nell'odio reciproco.
E' in queste occasioni, nelle quali la buona volontà sembra essere sopraffatta, che diventa evidente come qualsiasi eventuale intervento esterno - per quanto necessario considerato il valore cruciale che la zona riveste nello stabilire la pace a livello globale - non sarà mai risolutore se non sarà accompagnato dal consenso dei due popoli in questione.
Forse in questo "campo di battaglia" si giocano le carte che possono portare più pace e benessere a quei popoli e al mondo, ma si tratta, per essere vincente, di un campo di battaglia prima di tutto "interiore", battaglia che deve essere combattuta all'interno della coscienza di ciascuno.
Luoghi come questo non sono luoghi ordinari: un'aura spirituale particolare li avvolge, producendo in chi non sa ancora gestirla reazioni spesso incontrollabili ed esagerate. Sono luoghi dai quali può venire il massimo bene, ma anche il massimo male, perché la tensione che producono non può restare a lungo sopita senza trovare, in una direzione o nell'altra, una sua utilizzazione o un suo sfogo.
La preghiera per la pace nel mondo è senz'altro un forte aiuto per far sì che sia la direzione migliore ed evoluta a prevalere. Senza "partigianerie" che rischiano di ottenere il risultato opposto.

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