La febbre della Terra
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon, ha indetto il summit che inizia domani a New York per discutere sulla situazione delle emissioni inquinanti delle principali potenze economiche del pianeta. Sembra che finalmente i cosiddetti "grandi" della Terra siano diventati consapevoli del pericolo che corre il pianeta, e siano intenzionati a ricorrere a correttivi (diminuzione delle emissioni fino ad una certa percentuale rispetto alle attuali), dandosi tempi certi. Su questa linea si sono espressi il presidente USA Barack Obama, quello cinese Hu Jintao (USA e Cina essendo responsabili del 40% delle emissioni globali), Sarkozy in Europa e Yukio Hatoyama in Giappone.
I negoziati non sono semplici, tanto che Greenpeace già denuncia un arretramento rispetto a posizioni precedenti di alcuni, ma il fatto che praticamente tutti i leader dei maggiori Paesi si mostrino, almeno formalmente, d'accordo è un fatto positivo, da un lato, mentre dall'altro - conoscendo quanto molti di questi stessi Paesi fossero ostili ad iniziative di questo tipo - sono anche un segnale che la situazione si sta ormai aggravando ad un punto che non può più essere sottaciuta o trascurata.
Per fine anno è previsto un vertice, in Danimarca, che dovrebbe sancire le iniziative dopo-Kyoto: nel frattempo riteniamo che solo una presa maggiore di coscienza da parte di un numero sempre più elevato di singoli cittadini possa davvero spingere verso una politica internazionale capace di mettere in primo piano non tanto illusioni miopi a breve durata, ma responsabili riforme a lunga scadenza, le sole che possono davvero affrontare un problema così globale.
Ban-Ki-Moon riconosce che in questo campo "Un fallimento sarebbe moralmente senza scuse, economicamente miope e politicamente folle". Come gli Insegnamenti Rosacrociani indicano, ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento e delle ricadute che esso può avere: non abbiamo bisogno di "ordini superiori" o di leggi coercitive per iniziare ad agire da subito nel modo che riteniamo giusto, ovviamente all'interno della nostra sfera d'azione.
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