Quanti terremoti?


Finalmente le autorità italiane hanno deciso di intervenire per mettere in salvo i migranti della nave turca Pinar, dopo giorni e giorni che come merce avariata stavano nelle stive, al freddo, molti dei quali ammalati, una ragazza di 18 anni deceduta. L'Unione Europea non ha fatto certo vedere la parte migliore di sé in questa circostanza, perdendo di vista i valori (parola che rischia di diventare una parolaccia) a vantaggio di altri interessi.
Per quanto possa essere difficile comprendere stili di vita e abitudini diversi da quelli consolidati in molti anni di assestamenti civili, per quanto talvolta le certezze che credevamo ormai assodate possano venire messe in discussione, la domanda da porci, che nasconde implicita una scelta, è: che cosa è, davvero, più importante? 
Sir Launfal, ci ricorda Max Heindel nella Cosmogonia, lasciò il proprio castello per andare a cercare il Cristo lontano, nel mondo, non trovandolo. Solo quando alla fine, disilluso, si accingeva a tornare a casa, proprio sotto il portone del castello vide un mendicante, e si accorse che in lui solo poteva trovare quello che cercava,  e che era sempre stato lì, vicino a lui, mentre lui si era allontanato cercandolo chissà dove. Le belle parole e i bei discorsi sono la distanza da quello che cerchiamo; i fatti reali verso chi abbiamo vicino sono la realtà che siamo chiamati a risolvere. Come lo facciamo è il destino che ci creiamo.
Quanti terremoti, in termini di vittime, che non raccolgono neppure un centesimo di solidarietà avvengono sotto i nostri occhi? Vi sono momenti anche nella vita civile nei quali questa domanda dovrebbe farsi strada dentro di noi, e trovare una risposta.

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