La fede nel cervello!


La rivista scientifica americana Proceedings of the National Accademy of Sciences, ha pubblicato la ricerca di un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health, i quali hanno riscontrato che sottoponendo una serie di domande ad alcuni volontari, del tipo: "La vita ha fini superiori?", o "La volontà divina guida i tuoi atti?", ecc., la risonanza magnetica ha segnalato nel loro cervello - sia che si ritenessero credenti che non credenti - delle reazioni in una area frontale ben precisa deputata al pensiero astratto.
A parte il fatto che non sembra una cosa "strana" che si attivi l'area del pensiero astratto di fronte ad una domanda su Dio, anche in questo caso la reazione a questa ricerca può essere duplice.
Da una parte il materialista convinto può cadere nel consueto errore di attribuire al cervello le facoltà che lo stesso dimostra di stare elaborando. Il fatto che il cervello dimostri attività in una data area, se sollecitato appropriatamente, non dimostra per questo che il lavoro fatto in quell'area trovi lì la sua origine; dimostra solo che quel tipo di attività si ripercuote nel cervello, che diventa così lo strumento che lo spirito usa per condurla a termine e realizzarla nel piano fisico.
Dall'altra parte può non destare alcuna sorpresa - e anzi sembra sorprendente che la notizia sia tale - riscontrare che in presenza di un pensiero particolare una zona del cervello mostri di attivarsi; questo non vuol dire, ripetiamo, che sia il cervello stesso all'origine di quel pensiero, ma che ne sia solo il mezzo. E non potrebbe essere altrimenti.
E' difficile non cullare la convinzione che la pubblicità data a questa ricerca abbia per obiettivo esclusivo quello di voler dimostrare che l'idea di Dio nasce "solo" nel cervello dell'uomo. Ma è una dimostrazione che vale solo per la mentalità del materialista, rinchiuso nella sua particolare, e ristretta, concezione.

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