La FAO e la fame nel mondo


Ha lasciato in generale una forte delusione l'ultimo appuntamento: il vertice di Roma concluso nei giorni scorsi, non tanto - o non solo - per l'assenza dei cosiddetti grandi della Terra, ma in primo luogo per la mancanza di impegni e decisioni che, alla vigilia, era legittimo attendersi.
Anche nella FAO (l'Agenzia ONU per la lotta alla fame mondiale), come in altre Agenzie delle Nazioni Unite, se non nelle Nazioni Unite medesime, la mancanza di una autorità reale si trasforma di fatto in un semplice palcoscenico buono molte volte per le politiche interne dei singoli Paesi piuttosto che in un luogo dove prendere decisioni di carattere planetario per risolvere questioni in modo super partes.
Il direttore uscente Jacques Diouf non è riuscito in questa impresa, nonostante l'impegno profuso; non resta che sperare nel suo successore, che dovrebbe provenire dall'America del Sud (Lula è in scadenza di mandato come Presidente del Brasile), forse portatore di un carisma e potere personale più convincenti.
Se pensiamo alle cifre enormi che i Paesi della Terra continuano a spendere, e purtroppo anche ad usare, per gli armamenti e i conflitti bellici, non c'è da stupirsi più di tanto che la fame non sia il primo problema dei governi. Mentre lo è sempre di più per molte popolazioni, fra cui quelle governate da alcuni dei governi suddetti. La spinta ad agire non è ancora matura, evidentemente, per passare a livello collettivo dal potere al dovere, cioè dall'egoismo all'amore. Non possiamo meravigliarci che nemmeno a livello individuale siamo ancora in molti ad essere disposti a convertire il nostro comportamento verso il "bene" non già spinti da motivazioni morali, ma da malattie e dolori di cui gli Angeli del Destino si vedono costretti a caricarci per aiutarci nella nostra evoluzione.

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